Laser a bassa intensità

Noto anche come fototerapia o fotobiostimolazione, questo laser - esistente da oltre 50 anni - permette di produrre una stimolazione biologica interna alle cellule senza implementare alcun effetto termico (per questo definito laser ad applicazione a freddo). Difatti, tecnicamente, l’energia a cui attingono le cellule, deriva interamente dalla luce trasmessa dal laser stesso.
Tra i benefici osservati successivamente l’applicazione di questa tecnica vi sono un indiscusso miglioramento del metabolismo cellulare e un aumento dell’irrorazione sanguigna nei tessuti; concretamente, si conferisce alle aree di applicazione una rigenerazione cellulare accelerata, si riduce il possibile gonfiore e l’irritazione dovuti a eventuali traumi fisici, si agevola il processo di guarigione delle ferite riducendo persino la percezione del dolore.
Considerando che il laser non è invasivo, non causa nessuna controindicazione e non presenta alcun rischio, il suo impiego è divenuto notevole anche nell’ambito della tricologia. Il laser a bassa intensità risulta attualmente tra i rimedi non chirurgici più richiesti per trattare problemi di alopecia areata e androgenetica ed eventuali stati infiammatori che possono interessare il cuoio capelluto. Infatti, questa tecnologia consente di stimolare la riproduzione dei follicoli piliferi ancora in stato attivo prevenendone la caduta definitiva: questo processo è reso possibile grazie alla capacità delle molecole del cuoio capelluto di assorbire la luce emessa dal laser e di immagazinarla a livello mitocondriale.
La terapia LLLT andrebbe idealmente effettuata a giorni alterni nel primo periodo di applicazione e una o due volte a settimana durante la fase di mantenimento. Tra i risultati concreti occorre segnalare una diminuzione della caduta dei capelli e un irrobustimento del fusto del capello con conseguente aumento di densità (dopo almeno 6 mesi di terapia).
La fototerapia viene attualmente associata anche al post-trapianto capillare per accelerare il processo di guarigione dei tessuti interessati dalla procedura chirurgica e, oltre a essere efficace per i capelli indigeni, agevola anche la fase di assestamento dei bulbi trapiantati.
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